Tradizione Nomade
e Identità Contemporanea
Opening Reception:
3 Novembre 2026
ore 18
Palazzo Fagnani Ronzoni
Via Santa Maria Fulcorina, 20
20123 Milano
Dopo il grande successo della mostra Towards East. Emerging Artists from Mongolia, nella sede milanese della galleria nel novembre 2021,
THE POOL NYC presenta Mongolia. Tradizione Nomade e Identità Contemporanea, dal 4 novembre 2026 al 4 febbraio 2027.
Nel novero degli artisti mongoli impegnati a custodire l’eredità del passato e, al contempo, a catalizzare le inarrestabili forze del cambiamento, la nuova rassegna riunisce in un dialogo aperto le ricerche di quattro autori di notevole rilievo: Baatarzorig Batjargal, Nomin Bold, Bekhbaatar Enkhtur e Dolgor Ser-Od.
Secondo paese più grande al mondo senza sbocco sul mare, caratterizzato da vaste distese di steppe scarsamente popolate, la Mongolia è terra di nomadi che mantengono con la natura un rapporto profondo e non gerarchico. Oggi, il concetto di nomadismo supera la dimensione storica e geografica per assumere un significato più ampio: diventa una condizione esistenziale, un modo di abitare il cambiamento, di attraversare culture, linguaggi e identità differenti.
Cosa significa appartenere a un luogo quando quel luogo è sottoposto a trasformazioni incessanti? Come cambia il rapporto con la propria origine quando la memoria entra in dialogo con nuove esperienze, nuove geografie e nuovi paradigmi culturali?
Questi sono i temi esplorati nel nuovo progetto espositivo, che indaga lo spazio enigmatico tra radice e movimento. Lungi dall’essere una riduttiva rappresentazione unitaria dell’identità mongola, la mostra ambisce a condividere con il pubblico una pluralità di visioni artistiche che svelano un paese oggi in bilico tra memoria e contemporaneità. La tradizione mongola — e in particolare il patrimonio visivo legato alla pittura Thangka, al simbolismo buddhista e all’immaginario nomade — non viene riproposta come un elemento statico del passato, ma come un linguaggio dinamico, capace di trasformarsi in sintonia con la società attuale e di anticiparne possibili evoluzioni.

Si assiste nelle opere di Nomin Bold (1982) (artista chiamata a rappresentare il proprio paese alla Biennale di Venezia 2026) alla felice contaminazione tra la tradizione pittorica del popolo delle steppe e la nascita di una nuova iconografia. Reimmaginate da Bold, le strutture compositive della pittura buddhista diventano un luogo in cui affrontare temi contemporanei legati all’identità femminile, alla sostenibilità ambientale e alle contraddizioni insite nella modernità. Per l’artista, la tradizione non è un limite, bensì un campo sempre fecondo di nuove prospettive in divenire.
II lavoro di Bekhbaatar Enkhtur (1994) introduce una prospettiva fondamentale: quella dell’esperienza delle perenni migrazioni e della tradizione culturale. Affidandosi alle ricche potenzialità offerte da materiali deperibili quali argilla cruda, cera d’api, e da metalli morbidi come rame e alluminio, Enkhtur ricava un universo poetico popolato da forme zoomorfe essenziali, legate fra loro in un dialogo silenzioso, ma denso di suggestioni. A far da fil rouge tra i temi delle sue opere sono i concetti di fragilità e impermanenza, in un richiamo costante a rituali e vita quotidiana radicati nella natura delle sconfinate steppe mongole. I suoi lavori parlano al contempo di una Bellezza conscia della propria caducità, e di tradizioni tramandate che chiedono un aggiornamento. Perché nulla resta identico.
Privilegiando una dimensione più narrativa e pregna di simbolismo, Baatarzorig Batjargal (1983) sovrappone figure mitologiche, animali fantastici e riferimenti alla storia mongola che si intrecciano con immagini della cultura del Secolo XXI. L’ispirazione delle opere di Baatarzorig trae origine dalla recente e rapida urbanizzazione di una popolazione storicamente nomade e dalla conseguente erosione del patrimonio tradizionale. Per ritrarre i suoi santi e peccatori, nobili, guerrieri, artisti e personaggi politici, Batjargal ancora i suoi lavori nella tecnica pittorica autoctona del “mongol zurag” – che fa uso di pigmenti a base minerale – , conferendo vita nuova a prassi ancestrali e coniugandole in chiave contemporanea.
La pratica di Dolgor Ser-Od (1973) si muove nel solco della tradizione della pittura Thangka, declinandola in una narrazione inedita e attuale della vita mongola. Le sue composizioni restituiscono un universo in cui uomo, natura e memoria convivono armoniosamente, evocando un immaginario nomade che non appartiene soltanto al passato, ma persiste come dimensione interiore e collettiva. Le sue tele sono veri e propri inni alla sacralità dell’ecosistema (gli animali e gli alberi possiedono un’anima), diventando autentici messaggi visivi per preservare l’ambiente dall’impatto distruttivo della modernità.
In un mondo caratterizzato da migrazioni, scambi culturali e continue trasformazioni, l’identità non appare più come qualcosa di immutabile, ma come un processo aperto, costruito attraverso incontri e attraversamenti.Se il grande tema che sottendeva a Towards East. Emerging Artists from Mongolia era la rappresentazione del mito della vita nomade, Tradizione Nomade e Identità Contemporanea invita lo spettatore a entrare in uno spazio in cui origine e cambiamento non sono opposti, ma parti integranti dello stesso processo. La terra rimane una radice, ma non un recinto: diventa memoria, linguaggio e possibilità di trasformazione. Questa mostra si propone come un’indagine sulla condizione contemporanea dell’appartenenza.
In Copertina:
Dolgor Ser-Od, Water Distributor Street 1, 2017, Cotone, Tempera, Acquerello, 30 x 40 cm
Dal 4 Novembre 2026 al 4 Febbraio 2027
Orario: da martedì a sabato, 11-13/15-19
Press Inquiries: info@thepoolnewyorkcity.com
@thepoolnyc
