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Eterotopie

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24 Ott-13 Nov 2026

La galleria Kou presenta Eterotopie, mostra bipersonale di Margherita Cerioni e Abel Montefalchi, concepita per mettere in dialogo due serie di opere complesse e introspettive, che concorrono a delineare un dualismo a tratti complementare: la ricerca di Cerioni si articola attraverso prospettive idealmente siderali, mentre quella di Montefalchi si radica in una dimensione terrena e tangibile, legata alla mutevolezza dell’incarnato. Il titolo si propone di celebrare il centenario della nascita di Michel Foucault attraverso un esplicito richiamo al suo pensiero, con particolare riferimento alla riflessione sul rapporto tra utopia ed eterotopia, intesa come rovescio speculare della prima.

Con il termine eterotopia, il filosofo individua luoghi reali che si aprono su altri luoghi, instaurando con lo spazio circostante relazioni di sovrapposizione, riflesso e discontinuità. Eterotopico per eccellenza è lo specchio, nel quale ci vediamo là dove non siamo, all’interno di uno spazio irreale che si apre virtualmente dietro la superficie riflettente e che, al contempo, costituisce un luogo reale, connesso allo spazio che lo circonda.L’esposizione mette in relazione gli spazi sospesi e irripetibili in cui gli artisti ci introducono, senza che questa apertura implichi mai un’evasione dalla realtà.

Se le utopie rimandano a luoghi privi di una localizzazione effettiva, le eterotopie si configurano come spazi reali, capaci di instaurare con il mondo relazioni altre, in cui la percezione ridefinisce i confini tra dimensioni apparentemente distanti e permeabili. Entrambi gli artisti rivolgono la propria ricerca all’umano, individuando in esso una forza geologica capace di trasformare irreversibilmente la realtà circostante, e nei loro lavori indagano le tracce di questa mutazione, facendo emergere le stratificazioni attraverso cui il corpo e il paesaggio si imprimono reciprocamente. 

Foto di Margherita Cerioni.

Mentre Cerioni orienta verticalmente lo sguardo verso la suggestione di un cielo che si offre come possibilità di astrazione, rintracciando nel degrado del suolo urbano di Roma una sorta di asterismo capace di attrarre e disorientare, Montefalchi si concentra su una ricerca orizzontale della materia, mettendo in tensione la percezione attraverso le giustapposizioni concrete dei dettagli della propria pelle e dei paesaggi naturali. Due traiettorie differenti che, pur muovendosi in direzioni opposte, si incontrano nella capacità di restituire una realtà mutevole, in cui l’esperienza del corpo e quella dello spazio si riflettono e si ridefiniscono.

Foto di Margherita Cerioni.

Il lato sinistro della galleria è scandito dalle opere di Cerioni, in cui l’artista partendo dalle strade di Roma indaga le tracce rinvenute nella stratificazione dell’asfalto e interpreta nella fossilizzazione dei residui un indice semiotico della società: le abitudini quotidiane, le suggestioni politiche, gli interessi sportivi. Le fotografie sono state realizzate in digitale e stampate su carta baritata.

Foto di Abel Montefalchi.

Sulla destra invece, Montefalchi presenta la serie “Tracce di interazione”, un progetto nato dal concetto di dialogo tra materie organiche facendole sembrare parte di un tutt’uno. Traspone poi il progetto sul suo corpo soffermandosi su quelli che socialmente sono considerati elementi estranei: la vitiligine e la psoriasi, due patologie fortemente influenzate da fattori psicosomatici in cui il corpo non riconosce più la sua pelle e la aggredisce. Cerca di tracciare un percorso finalizzato al riconoscimento di sé e all’accettazione di quei tratti intimi e singolari.Le opere sono fotogrammi in bianco e nero scattati in digitale con una lente macro analogica, poi parzialmente o completamente negativizzati in fase di lavorazione.

Foto di Abel Montefalchi.

Elena Piccioni (Roma, 2001) è una storica dell’arte e curatrice emergente, attiva nell’ambito della ricerca storico-artistica, della curatela e della gestione culturale.

Ritratto di Elena Piccioni.

Dopo aver conseguito la maturità classica, nel 2024 si è laureata in Studi Storico-Artistici presso l’Università La Sapienza di Roma, con una tesi dedicata alla fortuna critica di Pierre Bonnard, approfondendo l’evoluzione dell’interesse storico e critico nei confronti dell’artista nel corso del tempo. Parallelamente, ha ampliato la sua formazione con un Certificate Program in Art Management presso l’European Institute of Innovation for Sustainability, acquisendo competenze nel settore della gestione culturale, della valorizzazione artistica e delle strategie di sostenibilità applicate all’arte.

La sua esperienza professionale si sviluppa attraverso collaborazioni con artisti e gallerie, dove opera come assistente e art advisor, supportando la progettazione e realizzazione di mostre, gestendo il rapporto con collezionisti e istituzioni e curando aspetti legati alla comunicazione e al coordinamento organizzativo.

Dal 2024, è coinvolta attivamente in Rome Art Week (RAW), evento dedicato all’arte contemporanea nella Capitale. All’interno della manifestazione si occupa della selezione delle strutture partecipanti e della coordinazione di eventi connessi alle iniziative ufficiali, contribuendo alla valorizzazione di spazi espositivi e artisti emergenti.

Il suo interesse si concentra sulla curatela e sulla critica d’arte, con particolare attenzione alle dinamiche della fruizione contemporanea, alla mediazione tra artisti e pubblico e alle strategie espositive capaci di valorizzare il dialogo tra passato e presente.

Margherita Cerioni è una giovane fotografa e artista visiva romana. Laureata in Comunicazione, frequenta attualmente il biennio di specializzazione in Fotografia Editoriale presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ritratto di Margherita Cerioni.

La sua ricerca fotografica, attenta alla contemporaneità e alle sue mutazioni, prende le mosse dal fotogiornalismo per ribaltarne i codici, dando vita a un’esperienza visiva di forte impatto estetico che, partendo dal reale, approda all’astratto, configurandosi come una forma di critica silenziosa.

Nel giugno 2026 è stata selezionata per la sezione Arti visive del festival Dominio Pubblico – Youth Fest, partecipando alla mostra collettiva Coordinate dello sguardo / Sorgenti, presso il Teatro India di Roma, con il progetto fotografico Com’è bella la città. Mettendo in relazione fotografie realizzate nel 2019 all’interno degli Ex Mercati Generali di Roma con immagini della manifestazione del 2 ottobre 2025 a sostegno della causa palestinese, attraverso questo accostamento, Cerioni indaga come lo spazio muti significato quando viene attraversato e occupato dai corpi, nei momenti in cui la città interrompe il proprio ritmo di crescita e accelerazione, aprendosi a usi e forme di relazione inattesi.

Attualmente sta portando avanti un progetto dedicato ai rifiuti urbani, in cui gli scarti, tramite un lavoro fotografico basato sul colore e sull’alternanza di immagini a fuoco e fuori fuoco, sovraesposte o meno, si trasformano in paesaggi terrestri o stellari, fino a comporsi in vere e proprie partiture visive. 

Abel Montefalchi (India, 2005) è fotografo e light designer. Cresciuto in un percorso di studi scientifici, ha sempre affiancato alla formazione un’ostinata ricerca nelle arti visive e performative: fotografia, teatro, cinema e musica. Si forma come light designer al Centro Teatro Internazionale di Firenze, dove segue per due anni il corso di illuminotecnica con Samuele Batistoni. Ad oggi prosegue oggi gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ritratto di Abel Montefalchi.

Il suo sguardo nasce dall’incontro tra luce e immagine. Dal 2023 lavora a livello internazionale come tecnico luci e light designer, ha collaborato al NEA Art Fest di Lucca, con il Teatro della Pergola di Firenze e il Teatro Comunale di Bibbona. Parallelamente sviluppa la pratica fotografica: foto di scena per le stagioni teatrali, fotografia di eventi e di architettura e interior design.

Nel 2024 il progetto “Young breath” viene selezionato nella sezione Arti Visive del Festival Metamorpho (Dominio Pubblico Youth Fest) e, nello stesso anno, vince il Premio Claudio Carabba per la critica cinematografica, con partecipazione alla Mostra del Cinema di Venezia.

Nel progetto “Tracce di interazione” porta la ricerca sul corpo: macchie, croste, segni, sottrazioni e corpi estranei sulla pelle diventano il racconto di ciò che il tempo e le relazioni lasciano addosso. Il bianco e nero contrastato, lavorato con Lightroom e Photoshop, e l’inversione di alcune parti dell’immagine dialogano con il linguaggio della fotografia analogica.

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