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Aldo Cervato – Dalla pellicola alle sculture: la storia di una sorprendente metamorfosi

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Aldo Cervato, fotografo di origine italiana, ma residente in Scozia, dopo aver accumulato premi e pubblicazioni prestigiose con la fotografia si è dedicato alla ceramica ed alla lavorazione di legno e pietra. “Con l’avvento del digitale la tecnologia non è più stata arte”, afferma

Di Bassi Lorenzo

 

Sono passati diversi anni dall’avvento dell’era digitale, era il 1986, ma la malinconia della pellicola, per chi ha conosciuto il vecchio modo di fare fotografia, è ancora forte. Così forte per qualcuno può essere addirittura la causa della ricerca di nuovi modi di espressione artistica.

A testimoniarlo è la storia di Aldo Cervato, nato nel Veronese, si trasferì prima in Inghilterra e poi ad Edimburgo, in Scozia. Città, questa, in cui attualmente vive.

La passione per la fotografia di Cervato è nata nell’adolescenza, durante un viaggio in treno da Roma a Verona. Nella città eterna aveva notato un poster che riproduceva il paesaggio rurale toscano e, vedendo poi dal vivo quelle colline, con i caldi colori delle crete senesi e del verde dei pascoli, ha scoperto di avere dentro di se la voglia di provare lui stesso a fissare delle immagini. Così, verso la metà degli anni Ottanta, ha iniziato a fare corsi di fotografia per corrispondenza con il New York Institute Photography. In quegli anni, d’altro canto, si è anche trasferito nel Regno Unito, dove ha scoperto, come egli racconta, un senso etico più profondo delle cose ed una fiducia nell’essere umano più sviluppata che in Italia“.

A Londra ha acquistato la sua prima macchina fotografica, una Yashica, con la quale è partito per un viaggio in Canada e negli Stati Uniti, spingendosi fino a Chicago, nel Kansas ed a Washington. Un viaggio nel quale ha scattato foto paesaggistiche e ritratto alcune persone che creavano spettacolari sculture di ghiaccio che si scioglievano lentamente. Tornato da questa esperienza, la camera oscura è diventata il suo rifugio. Un antro magico da cui uscivano foto per la maggior parte in bianco e nero, dedicate a paesaggi, persone, nature morte e scorci urbani.

Cervato ha vissuto in Inghilterra per più di dodici anni, trascorrendo la maggior parte del suo tempo nella capitale: una città che offriva una mescolanza perfetta di stili storici e moderni contrastanti, talvolta collocati uno accanto all’altro. Qui, si muoveva tra edifici imponenti, immensi parchi, mercati eccentrici, come Camden Lock e Stables, Portobello, Brick Lane, e luoghi frequentati da artisti di strada, come Covent Garden. Una sorta di piccolo universo, Londra. Un luogo pieno di così tanto materiale d’ispirazione che il fotografo si sentiva come se potesse trascorrere tutta la sua vita producendo opere basate sulla città in cui viveva. Con le sue fotografie, d’altronde, egli ha catturato l’essenza di una città in trasformazione; immortalando, ad esempio, una vecchia centrale elettrica trasformata nell’imponente Tate Modern, la ruota panoramica, la costruzione del Millennium Bridge e il controverso Millennium Dome.

Poi, nel 2004, Cervato ha lasciato il Regno Unito ed è rientrato in Italia, pur tornando abbastanza regolarmente a Londra. ”A quel tempo la pellicola mi regalava calde emozioni, perché mi dava la possibilità di concentrarmi di più, stando attento ai minimi dettagli, dal momento dello scatto alla stampa“, racconta. D’altronde era stato proprio grazie alla pellicola che era diventato un professionista. In quegli anni acquistava ingenti stock di rullini, con importanti esborsi economici. Questo lo costringeva ad essere scrupoloso ed attento nel momento dello scatto, per non sprecare metri di pellicola inutilmente. Così, preparava un progetto della foto che voleva realizzare e, con l’ausilio del treppiede ed impostando la macchina fotografica, riusciva a raggiungere un’elevata qualità. “La bellezza della pellicola è che è una immagine negativa, creata da un soggetto reale“, spiega. “Il negativo è un oggetto, quindi, con il quale cui si crea poi la stampa”.

Il digitale invece mi ha confuso, perché adesso la tecnologia non è più arte, ha creato una crisi, uno scompenso della realtà, rivela poi Cervato. Il quale, ad un certo punto ha deciso di cercare altri mezzi di espressione. In particolare, si è dedicato alla ceramica modellata. In questa fase della sua vita artistica, egli ha lasciato spazio alle idee e all’ispirazione, estraniandosi dalla routine quotidiana, quasi entrando in una nuova dimensione. “In questo mondo non bisogna porsi limiti creativi, ma occorre evolversi continuamente”, sottolinea. Ecco perché ha iniziato a lavorare anche il legno e la pietra. “La scultura mi da un piacere compiuto”, spiega. Sottolineando che “l’artista vive il momento presente, non pensa assolutamente al futuro, non fa progetti, perché il futuro crea ansietà”.

Aldo Cervato resta, comunque, anche un fotografo pluripremiato. Con un occhio unico per la prospettiva e la composizione, ha dato una visione particolare oltre che di Londra anche di Venezia, Parigi, Roma e Kyoto. Le sue fotografie sono state pubblicate in riviste come “Professional Photographer Magazine”, “British Journal of Photography”, nel libro “Fine Art Photography” ed in vari altri riviste e giornali.

Fotografo che ha ottenuto premi importanti ed ha pubblicato i suoi scatti su diverse riviste prestigiose, Aldo Cervato, residente in Scozia, è senza dubbi un artista a tutto tondo.

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