La Biennale di Venezia ha annunciato la prematura scomparsa di Koyo Kouoh, curatrice designata della 61. Esposizione Internazionale d’Arte, in programma per la primavera del 2026.
La notizia, arrivata poche ore dopo la proclamazione dei Leoni della Biennale Architettura 2025, ha colto il mondo dell’arte impreparato. Kouoh aveva 58 anni e, al momento, non sono state rese note le cause del decesso.
Nominata nel dicembre 2024 su proposta del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, Kouoh sarebbe stata la prima curatrice africana a guidare la storica rassegna veneziana. La presentazione del titolo e del tema della mostra era prevista per il prossimo 20 maggio. La Biennale, nel suo comunicato ufficiale, ha ricordato l’instancabile dedizione con cui Kouoh aveva lavorato negli ultimi mesi, sottolineando come la sua scomparsa lasci “un vuoto immenso nel mondo dell’arte contemporanea e nella comunità internazionale di artisti, curatori e studiosi che ne avevano apprezzato l’impegno intellettuale e umano”.
Anche il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha espresso il suo cordoglio, riconoscendo in Kouoh “una figura di grande rilievo internazionale, la cui nomina era stata accolta con entusiasmo e da cui ci si attendeva un’edizione memorabile della Biennale”. Insieme a lui, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto ricordare pubblicamente la curatrice.

Una carriera straordinaria tra Africa ed Europa
Nata a Douala, in Camerun, il 1° gennaio 1967, Kouoh si era trasferita in Svizzera all’età di 13 anni. Questa doppia appartenenza culturale ha segnato profondamente il suo percorso curatoriale, sempre attento alle dinamiche postcoloniali e alle voci artistiche emarginate dal canone occidentale.
Dal 2019 era direttrice esecutiva e chief curator dello Zeitz MOCAA di Città del Capo, il più importante museo africano dedicato all’arte contemporanea. In precedenza aveva fondato e diretto RAW Material Company, centro di ricerca e produzione artistica con sede a Dakar, e aveva partecipato al team curatoriale di documenta 12 e 13.
Il suo approccio curatoriale si è espresso in mostre di grande impatto, come Body Talk (2015) al Wiels di Bruxelles, e Still (the) Barbarians (2016), biennale d’Irlanda incentrata sulle eredità del colonialismo. Ha inoltre contribuito alla 57ª Carnegie International (2018) e ha co-diretto con Rasha Salti il progetto di ricerca Saving Bruce Lee: African and Arab Cinema in the Era of Soviet Cultural Diplomacy.

Curatrice, teorica, editrice
Oltre al lavoro curatoriale, Kouoh ha lasciato un’importante eredità editoriale. Tra le sue pubblicazioni più note si ricordano When We See Us: A Century of Black Figuration in Painting (2022), la monografia Shooting Down Babylon sull’artista Tracey Rose, e i due volumi della serie Condition Report, dedicati rispettivamente alla storia dell’arte e alle istituzioni artistiche nel continente africano.
La sua nomina alla Biennale di Venezia era stata salutata da molti come un segnale di svolta e inclusione in un’istituzione simbolo dell’arte globale. Il presidente Buttafuoco l’aveva definita “rappresentante di una visione ampia, di un giorno nuovo, prodigo di parole e occhi diversi”.
Oggi, con la sua scomparsa, si spegne una voce centrale nel dibattito artistico contemporaneo. Resta da capire se la Biennale sceglierà un nuovo direttore per il 2026 o se proseguirà il lavoro già avviato da Kouoh e dal suo team. Qualunque decisione verrà presa, l’eredità intellettuale e umana di Koyo Kouoh continuerà a influenzare la scena artistica internazionale per molto tempo.
