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TIME SQUARE. L’arte in piazza trascende il tempo.

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Fino al 31 marzo 2024 a Flashback Habitat in corso Giovanni Lanza, 75 a Torino.

Dopo il successo dell’XI edizione della fiera Flashback Art Fair (2-5 novembre), le sale della sede di Flashback Habitat riaprono al pubblico con la mostra “TIME SQUARE. L’arte in piazza trascende il tempo”, ideata da Alessandro Bulgini: un dialogo o, meglio, un match, tra opere d’arte e insegne pubblicitarie per sedici stanze (sedici opere e sedici insegne) che diventano metafisiche piazze per un confronto fra tempo, arte e vita.

La mostra prende spunto dalla celebre piazza di New York modificandone il nome in Time Square, dove la parola “tempo” e “piazza” si scontrano e ricompongono in nuovi significati. La piazza americana è il chiaro simbolo della modernità aggressiva e dell’umanità in trasformazione. Da questo pensiero nasce l’idea di Alessandro Bulgini che vuole indagare le connessioni tra arte e vita, esplorando frizioni e convergenze, nello specifico tra insegne pubblicitarie e opere d’arte come accade nelle piazze contemporanee. Un dialogo o, meglio, un match, sviluppato in sedici stanze rappresentative di sedici ipotetiche piazze.

Sedici opere contro sedici insegne pubblicitarie. L’enorme simbolo della Shell vs la scultura quattrocentesca in legno del viandante, San Rocco di Giovan Angelo Del Maino, sono legati dal simbolo della conchiglia a rappresentazione del viaggio, mentre la piazza metafisica di De Chirico dell’opera Piazza d’Italia – Malinconia, del 1949, viene riportata al reale dal duro confronto con l’insegna di McDonald’s. Il rarissimo capolavoro tipografico Theatrum Sabaudiae, del 1697, monumentale opera di epoca barocca descrittiva di tutti i domini del duca di Savoia, un vero e proprio teatro dove si sposano finzione e realtà, fronteggia il simbolo della Lancia, uno scudo blu con lancia dal sapore araldico, altrove Marcel Proust di Giuseppe Gallo del 1989 (alla ricerca di un tempo circolare) e il logo della Yamaha composto da tre diapason chiusi dentro un cerchio stridono alla ricerca di un’osmosi. In un’altra piazza l’opera di Gabriele Basilico Beirut del 1991 documenta lo stato di devastazione della capitale del Libano dopo quindici anni di guerra civile, di fronte l’insegna della Tamoil ci racconta lo stesso Libano negli anni 80. Si tratta di match fatti talvolta di coincidenze, altre volte di prolungamenti di storie, di combinazioni fortuite, tutti incontri che stimolano la nostra abilità di elaborare i dati e il nostro immaginario, un’opportunità per esercitare la nostra capacità di trovare nuove relazioni formulando così nuovi racconti. 

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