Nell’atmosfera antica del borgo medievale, martedì 21 luglio (alle 21.15) la terrazza che si apre dall’alto sulla città accoglie le sonorità dell’artista angolana Lúcia de Carvalho
Lonigo (Vicenza), 14 luglio 2020
Postounico per la prima volta ad Arzignano. Il debutto in Piazza Castello del Festival della musica nei luoghi dell’arte avviene all’insegna dell’internazionalità con le sonorità di Lúcia de Carvalho. L’artista dalle origini multietniche inaugurerà, martedì 21 luglio (alle 21.15), la quinta edizione della rassegna musicale itinerante creata nel 2016 dal Comune di Lonigo con il suo Teatro Comunale e la direzione artistica di Alessandro Anderloni. In caso di maltempo il concerto si terrà nel Teatro Mattarello.
Nell’atmosfera antica del borgo medievale, dalla terrazza che si affaccia dall’alto sulla città, la cantante accompagnerà il pubblico di Postounico in un viaggio alla riscoperta delle proprie origini. Nasce in Angola, trascorre l’infanzia in Portogallo e l’adolescenza in Francia: sono questi gli elementi che costituiscono l’esperienza umana e artistica di Lúcia de Carvalho. Una storia meticcia nella quale convivono le radici africane, la passione per la musica brasiliana e portoghese, ma anche l’incontro con sonorità moderne quali il reggae, il funk e il pop. Inizia la sua carriera artistica, a sedici anni, come ballerina nel gruppo della cantante brasiliana Bia; successivamente diviene interprete principale di repertori tradizionali e popolari. Dal 2009 sviluppa un percorso originale da solista che le consente di esprimere una capacità comunicativa e un’energia solare contagiosa.

È autrice, compositrice e interprete accattivante dell’Africa più autentica. Sul palcoscenico di Arzignano propone il progetto Kuzola che in Kimbundu, che nella lingua angolana parlata da sua madre significa “Amare”: comprende un album (con la partecipazione di trenta musicisti) oltre a un film documentario, per la regia di Hugo Bachelet, che racconta una sorta di pellegrinaggio che Lúcia de Carvalhocompie alla riscoperta delle proprie radici.
Marta Bicego
