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TORNA AL TEFAF 2025 LA TRINITY FINE ART DI LONDRA: TRA LE OPERE IN MOSTRA UN IMPORTANTE DIPINTO RISCOPERTO DI TIZIANO “La MADONNA CON BAMBINO E SANTA MARIA MADDALENA”

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La galleria Trinity Fine Art di Londra, specializzata in dipinti, sculture e oggetti dal XV al XIX secolo, partecipa anche quest’anno all’immancabile appuntamento con TEFAF, la più importante fiera d’arte e d’antiquariato del mondo, allo stand 361 del Maastricht Exhibition & Congress Centre (MECC) dal 13 al 20 marzo

Tra le opere più significative, verrà esposto un capolavoro riscoperto di Tiziano, la “Madonna con Bambino e Santa Maria Maddalena”, realizzata tra il 1555 e il 1560 e presentata in pubblico per la prima volta dopo essere rimasta nascosta in collezioni private per secoli. La scoperta di questa redazione porta alla luce l’esemplare migliore di una composizione molto nota e conosciuta attraverso innumerevoli derivazioni e copie, custodite anche in alcuni dei più prestigiosi musei al mondo, tra cui l’Ermitage, le Gallerie degli Uffizi e il Museo di Capodimonte.

L’opera fu acquistata dalla famiglia Sebright nel XVIII secolo in un palazzo milanese e rimase nella collezione a Beechwood Park fino al 1937, quando la casa e il suo contenuto furono venduti da Christie’s. Riapparve brevemente nel 1947, anno in cui venne spedita a Roma per essere restaurata dal famoso Mario Modestini, per poi approdare in una collezione privata a New York.

Tiziano Vecellio Madonna con Bambino e Santa Maria Maddalena”
Olio su tela – 104,7 x 93 cm.

Recenti analisi radiografiche hanno rivelato dettagli affascinanti sulla storia del dipinto, testimoniando le modifiche apportate in corso d’opera da Tiziano: al posto della figura della Maddalena, infatti, originariamente era raffigurato un personaggio maschile, posto più in basso rispetto all’attuale; il Bambino aveva un’aureola radiante, non indossava la collana di corallo e teneva la mano destra rivolta verso l’alto; infine, il manto della Vergine copriva il suo ginocchio.

Secondo il professor Dal Pozzolo, una possibile spiegazione è che l’opera fosse stata concepita e in gran parte realizzata per un committente che morì prima che fosse completata o che non la ritirò mai dall’artista. Rimasta nello studio di Tiziano, l’opera venne poi trasformata alcuni anni dopo, quando la figura maschile fu sostituita con quella della Maddalena. Tiziano si avvalse del suo allievo più fidato, Girolamo Dente, per dipingere il volto della santa.

Scuola fiamminga XVI-XVII sec. Tentazioni di Sant’Antonio (da Martin Schongauer)”
Olio su tavola – 82,6 x 58,5 cm.

La tavola fiamminga raffigurante Le Tentazioni di Sant’Antonio, dal cromatismo acceso e dallo straordinario impatto visivo, rappresenta il santo eremita in levitazione, assalito da nove demoni dalle forme orribilmente ibridate.  L’immaginario demoniaco, fortemente influenzato dalla tradizione nordica, è ricco di dettagli inquietanti che richiamano il regno animale, con figure diaboliche dotate di corna, artigli, becchi, proboscidi, ventose e squame.

Quest’opera riveste una particolare importanza, non solo per il suo valore artistico intrinseco, ma anche per il suo legame con una pratica diffusa nelle botteghe rinascimentali: quella di copiare e reinterpretare incisioni di autori illustri, come nel caso di Michelangelo Buonarroti. Il giovane Michelangelo, infatti, si esercitò a riprodurre l’incisione di Schongauer in un dipinto che oggi è conservato ed esposto al Kimbell Museum di Fort Worth (TX). Entrambe le tavole attestano il grande successo dell’incisione delle Tentazioni di Martin Schongauer, nonchè la diffusione dell’immaginario bestiale e onirico di marca nordica. Un “Antirinascimento” sviluppatosi sulla scia di Jheronymus Bosch che corre parallelo al Rinascimento di Raffello e Correggio nell’Italia del ‘500.

In mostra anche “Il ritratto allegorico dell’amicizia” di Mirabello Cavalori, tra gli artisti più innovativi impegnati nella decorazione dello Studiolo di Francesco I de’ Medici a Palazzo Vecchio tra il 1570 e il 1572 sotto la supervisione di Giorgio Vasari, e dallo stile riconoscibile, risultato della contaminazione tra l’influenza di Pontormo con una nuova sensibilità naturalistica. Il giovane ritratto solleva la tunica con la mano sinistra mentre con la destra indica il cuore, sul quale compare l’iscrizione procul prope – vicino e lontano – a indicare come il rapporto debba essere forte sia nella presenza sia nell’assenza, nei diversi periodi della vita (l’iscrizione sulla testa recita hyemes et ver – inverno e primavera) e sia nella vita sia nella morte (le parole mors et vita iscritte sulla tunica). L’allegoria si ispira alla personificazione dell’Amicizia presente nel “De Deis Gentium” di Lilio Gregorio Giraldi, in cui viene descritta come un giovane che indossa una tunica rozza con scritte le medesime parole dipinte nella tavola del Cavalori.

Mirabello Cavalori, Ritratto allegorico di giovane, olio su tela, 182 x 105 cm.

Verrà esposto anche un dipinto del 1816 di Charles Moench (1784–1867), allievo in Francia di Anne-Louis Girodet che, dopo un viaggio formativo in Italia, divenne il pittore ufficiale del re Luigi Filippo I e del Duca d’Orléans al posto del padre, Simon Frédéric Moench.

Charles Moench Ritratto di una giovane donna
Olio su tela – 117 x 89 cm.

Raffigurante una giovane donna elegantemente vestita, il cui abbigliamento riflette l’evoluzione della moda francese dell’epoca, l’opera si distingue per la delicatezza nella resa dell’incarnato, la resa minuziosa dei tessuti e l’attenzione ai dettagli, in un raffinato equilibrio tra la lezione di Girodet e l’influenza dei ritratti di Ingres. La rarità di un’opera di questo genere nel corpus dell’artista, le dimensioni della tela e la qualità dell’esecuzione rendono questo dipinto un capolavoro unico nella produzione di Charles Moench.

Giuseppe PiamontiniMilone di Crotone
Marmo – Altezza 168 cm; firmato e datato G.P/F./1740.

Presente alla mostra, infine, una scultura in marmo raffigurante Milone di Crotone, realizzata da Giuseppe Piamontini. L’opera fu venduta da Giovanni Battista – figlio dello scultore – al marchese Gerini, importante mecenate nella Firenze del XVIII secolo. Gerini lo acquistò insieme ad un Fauno, commissionato per l’occasione a Giovanni Battista Piamontini, per decorare due nicchie del salone di ricevimento del rinnovato Palazzo Gerini, una delle residenze patrizie più sontuosamente decorate dell’epoca.

La scultura, rimasta nello studio dell’artista – firmata e datata 1740 – costituisce l’ultima testimonianza conosciuta dell’opera in marmo di Giuseppe Piamontini. Milone di Crotone era l’atleta dalla forza leggendaria celebrato da fonti antiche come Pausania e Valerio Massimo.

Si racconta che nel tentativo di dimostrare la propria forza cercò di spaccare un tronco d’albero usando solo le mani, ma rimase intrappolato – come effigiato da Piamontini – e divenne preda di un branco di lupi.

Foto di copertina: Opera di Giuseppe Piamontini.

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