Salta al contenuto

BALLA, DEPERO E PRAMPOLINI NELLA MOSTRA “FUTURISMO 1918-1944” A CURA DI BOTTEGANTICA

Condividi

Il percorso espositivo attraverserà gli anni Venti, Trenta e Quaranta e sarà visitabile dal 30 ottobre al 4 dicembre presso Bottegantica (Milano, Via A. Manzoni 45)

PREVIEW STAMPA GIOVEDÌ 29 OTTOBRE ALLE ORE 11:00

Dal 30 ottobre al 4 dicembre, Bottegantica presenta Futurismo 1918–1944, una mostra dedicata alla stagione del movimento compresa tra le due guerre mondiali: un arco cronologico decisivo, nato dall’impulso originario dell’avanguardia e poi confluito in uno dei movimenti artistici più multiformi e longevi dell’arte italiana del Novecento.

Leandra Angelucci, L’arto veggente, 1936, olio su tela, 60,5×80,5 cm.

Attraversando gli anni Venti, Trenta e Quaranta, il percorso espositivo esplora tutte le fasi successive alla stagione avanguardistica del Futurismo degli albori, aprendosi idealmente con un’opera del 1918, Colpo di fucile del maestro Giacomo Balla. La rapidità del gesto disegnato condensa la rappresentazione di una deflagrazione, trattenendo così l’eco della stagione eroica del movimento, giunta però alla sua conclusione. Infatti, terminata la guerra nel medesimo anno, il Futurismo si trovò di fronte a un mondo cambiato e alla necessità di ridefinire la propria idea di modernità.

Fillia, Ritmi d’ambiente, 1929-1930, olio su tela, 76 cm. x 60 cm.

La ricerca di una rinnovata posizione del movimento vedrà comunque il permanere di alcuni elementi di continuità con il passato, come la costante attenzione rivolta alle ricerche delle coeve avanguardie europee. Negli anni Venti, i futuristi nutrirono infatti un interesse per un linguaggio post-cubista e meccanico, evidente in artisti come Fillia, presente in mostra con Femminilità del 1928, opera esemplificativa della nuova commistione tra figura umana e linguaggio meccanico. Quello stesso immaginario trovò nell’opera di Fortunato Depero una declinazione giocosa e favolistica: il Coleottero veneziano del 1927 porta con sé anche la memoria della storica stagione espositiva della Galleria Blu di Milano, che lo presentò nel 1960 in occasione di una delle prime mostre dedicate alla galassia futurista successiva alla Grande Guerra.

Fortunato Depero, Gondoliere (astrazione), 1927, olio su tela, 60 cm. x 90 cm.

Con Thayaht, la ricerca futurista continua a indagare il territorio delle arti applicate, inaugurato con il Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo del 1915. L’artista fiorentino, eccentrico sperimentatore e figura trasversale della cultura italiana tra le due guerre, combina rigore geometrico e raffinatezza cromatica nei suoi Motivi decorativi, possibili studi destinati alla ceramica o al tessuto. Il Futurismo conferma così la propria vocazione a sconfinare oltre la superficie del quadro, contaminando linguaggi, materiali e ambiti differenti.

La stessa tensione verso forme espressive non convenzionali attraversa l’opera di Farfa, presente in mostra con un raro esempio di cartopittura, Mani e riflessi variopinti del 1924, mentre con Tulli la sperimentazione del collage incontra l’immaginario dell’aeropittura. È proprio il rapporto con una nuova percezione dello spazio a segnare profondamente gli sviluppi del movimento negli anni Trenta e Quaranta: la visione dall’alto, la velocità e il mutamento continuo dei punti di osservazione ridefiniscono il paesaggio nella pittura.

A questa stagione appartiene anche Tato, tra i principali interpreti dell’aeropittura futurista, del quale la mostra riunisce, oltre a una celebre Aeropittura, esposta nel 1933 al “Premio nazionale di pittura Golfo della Spezia”, alcune illustrazioni a tempera su carta dedicate ai temi della politica e del lavoro durante il Ventennio, come Lavoro (Il varo della nave) del 1932. Si tratta di opere dalla spiccata vocazione narrativa, che costituiscono oggi anche significativi documenti storico-artistici di un’epoca in cui l’immaginario futurista entrò in relazione con la comunicazione pubblica e con la rappresentazione della società contemporanea.

Su questo stesso versante si colloca una figura meno nota ma significativa come Carlo Vittorio Testi, pittore, illustratore e grafico, che si avvicinò al Futurismo all’inizio degli anni Trenta, portando nella propria ricerca una particolare attenzione per l’efficacia sintetica dell’immagine, come nei suoi Marciatori del 1930.

Accanto a questo nucleo, due bozzetti teatrali di Tato, esposti nella sala del “Teatro futurista italiano” alla Biennale di Venezia del 1928, testimoniano un ulteriore campo di ricerca del movimento, quello della scena, intesa come spazio aperto alla sintesi tra pittura, architettura, luce e movimento. Il percorso della mostra restituisce così l’immagine di un movimento che, lontano dall’esaurirsi con la stagione eroica degli anni Dieci, continuò per oltre due decenni a mutare linguaggi e forme, confrontandosi con le profonde trasformazioni della società italiana e con un’idea di modernità a sua volta radicalmente cambiata.

Enrico Prampolini, Venezia, 1930 circa, olio su masonite, 65 cm. x 50 cm.

In questa continua espansione dei confini dell’arte si inserisce la ricerca di Enrico Prampolini, figura di primo piano del Futurismo. Egli incarna, forse più di ogni altro, la capacità del movimento di trasformarsi: le sue ricerche attraversano la pittura, il teatro e le arti grafiche, accompagnando il Futurismo verso una concezione sempre più cosmica e astratta dello spazio.

La mostra, visitabile dal martedì al sabato dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00,sarà accompagnata dalla pubblicazione di un catalogo ampiamente illustrato, con un contributo di Tommaso Carletti che approfondisce la riscoperta del Futurismo tra le due guerre nelle gallerie private a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta.

Opere principali esposte:

FARFA – Mani e riflessi variopinti (1928)

Tra le espressioni più rare e originali della produzione di Vittorio Osvaldo Tommasini, noto come Farfa, si distinguono le cartopitture, composizioni che combinano ritagli, materiali e interventi pittorici, espressione della sua ricerca anticonvenzionale nell’ambito del Futurismo tra le due guerre. In Mani e riflessi variopinti (1928), due mani stilizzate si dispongono a raggiera, emergendo da fasce di luce policrome in una sintesi astratta di forme e colori.

FILLIA – Femminilità (1928)

L’opera appartiene a una serie di dipinti che Fillia dedica, nel corso degli anni Venti, alla figura femminile, sottoposta a un processo di astrazione attraverso una costruzione di piani geometrici accostati, intersecati e slittanti tra loro. Al dinamismo plastico e alla compenetrazione delle linee-forza propri della prima stagione futurista subentra così un’immagine più salda e architettonica, nella quale è la struttura stessa delle forme a suggerire il movimento. Femminilità riflette pienamente il nuovo linguaggio sviluppato dal gruppo futurista torinese, di cui Fillia fu una delle figure centrali: un’arte costruttiva, geometrica e astrattizzante, che affonda le proprie radici nella Ricostruzione futurista dell’universo di Balla e Depero e, al contempo, dialoga con le contemporanee esperienze dell’avanguardia europea.

FORTUNATO DEPERO – Gondoliere (Astrazione) (1927)

Nel dipinto la figura del gondoliere si fonde con il suo stesso mestiere: il corpo assume una struttura quasi meccanica, mentre le braccia, allungandosi, sembrano trasformarsi nei remi della gondola. Anche Venezia perde ogni carattere descrittivo, ridotta a un paesaggio essenziale e astratto nel quale figura, imbarcazione e ambiente confluiscono in un unico organismo. Tale compenetrazione si manifesta anche sul piano cromatico, attraverso la predominanza dei toni dell’azzurro che, richiamando l’elemento acquatico del paesaggio lagunare, conferisce unità alla composizione e dissolve i confini tra le forme. Depero traduce così un soggetto profondamente legato alla tradizione nel linguaggio meccanico e favolistico che caratterizza la sua ricerca, trasfigurando la realtà in una dimensione fantastica, sospesa tra macchina, natura e immaginazione.

TATO – Il giorno e La notte (1928)

Realizzati nel 1928, Il giorno e La notte testimoniano il ruolo centrale assunto dalla sperimentazione scenica nell’ambito del Futurismo tra le due guerre. Nei due bozzetti Tato sviluppa una concezione dello spazio teatrale fondata sulla sintesi delle forme, sull’articolazione geometrica degli elementi architettonici e sulla predominanza del colore, superando la tradizionale funzione descrittiva della scenografia.

I due lavori trovano un preciso riferimento teorico nelle riflessioni di Enrico Prampolini sull’Atmosfera scenica futurista, pubblicate nel 1924 sulla rivista Noi. Tato sembra tradurre visivamente quella che Prampolini definisce come scenosintesi: un ambiente bidimensionale dominato dal colore, nel quale l’architettura interviene come sintesi geometrica e lineare, trasformando lo spazio scenico in una composizione astratta e dinamica.

ENRICO PRAMPOLINI – Venezia (1930)

Il dipinto testimonia l’evoluzione della ricerca di Enrico Prampolini verso un linguaggio di matrice astratta e postcubista, attraverso una sintesi del paesaggio lagunare veneziano, restituito nei suoi elementi caratteristici: gli edifici dalle numerose finestre, un ponte e una briccola affiorante dall’acqua. Lontana dalla rappresentazione dinamica e tecnologica della città, propria del primo Futurismo, la composizione traduce lo spazio urbano in un insieme essenziale di volumi architettonici.

Tale orientamento riflette il progressivo avvicinamento dell’artista alle ricerche dell’astrazione geometrica europea, favorito da una consolidata rete di relazioni internazionali. Già collaboratore, negli anni Venti, di riviste d’avanguardia quali De Stijl, fondata da Theo van Doesburg, e 7 Arts, edita dai fratelli Bourgeois, Prampolini intensificò i propri rapporti con l’ambiente artistico parigino, partecipando, all’inizio degli anni Trenta, alle esperienze di Cercle et Carré e Abstraction-Création, in una fase di particolare fervore creativo e sperimentazione formale.

Foto in Copertina:

Tato, Il lavoro, 1932, tempera su cartoncino, 43 cm. x 30 cm.

Lascia un commento